Le masse sono state ridotte al minimo: l’unica vera parete è quella del bagno mentre l’unico blocco solido è il volume che funge da camino. La camera da letto è stata separata dal living per mezzo di un divisorio in
vetro che può essere chiuso da una tenda coprente. Le luci sono lineari, gli ingombri dell’arredo ridotti al minimo: è la loro forma a riempire e modulare. Omogenee le finiture. Un unico colore, il tortora chiaro, a
copertura delle pareti di tutto l’appartamento permette agli elementi in legno o alle linee nere dei profili di rivelarsi nella purezza essenziale delle loro forme. Il vetro, versatile e poliedrico, elemento capace di separare senza porre limiti né barriere, è stato qui impiegato per sublimare i volumi e insieme alla tenda e all’altro importante tema della linea crea nel living sorprendenti effetti scenografici. La parete lunga del living è interamente occupata dalla libreria, in noce naturale, coordinata con la cucina e la porta d’ingresso. Contenitori e mensole creano profondità. Trasmettono matericità e quell’equilibrato contrasto che scalda.
Il senso di apertura e ariosità è completato grazie alla presenza delle finestre, apertura e contatto con l’esterno, che diventano qui luoghi di azione, operativi: nella nicchia della finestra è stato inserito il lavello
della cucina. La penisola, collocata tra la parete della zona cucina e il living, si presta a molteplici funzioni: non è solo tavolo da pranzo ma anche tavolo di lavoro o di appoggio. Contribuisce anch’essa a tenere
sempre vivo il tema della comunicazione e della fluidità, degli spazi come degli elementi in essi presenti. E’ un modo per creare interazione, nuove abitudini, nuovi stili di vita, per sentirci noi stessi presenti e in comunicazione con essi.
“L’architetto ha capito subito i nostri gusti e le nostre necessità ed ha formulato tre soluzioni che si adattavano perfettamente alle nostre esigenze. Ne abbiamo scelta una che ha trasformato gli spazi chiusi di una casa di fine anno ‘60 in un meraviglioso open space pieno di luce.” – Martina F.